Basta ritardi, la scuola ‘chiude’
Le finestre non avranno le sbarre e gli insegnanti, naturalmente, non hanno le divise da poliziotti penitenziari. Ma l’istituto tecnico Pier Paolo Pasolini, per i suoi studenti, è diventato una sorta di carcere, una “succursale – dicono scherzosamente, ma non troppo – di San Vittore”.
Tutta “colpa” della decisione del preside dell’istituto che ha deciso di fissare l’orario di ingresso alle 8.10 in punto. Non un minuto dopo. E senza possibilità di ritardi. Il manager scolastico, denunciano i rappresentati d’istituto, ha scelto di chiudere le porte di ingresso dieci minuti dopo le otto e di riaprirle per centoventi secondi alle 8.18. Poi, basta. L’ingresso resta “sbarrato” fino alla seconda ora, quando gli studenti ritardatari possono finalmente entrare in aula.
Contro questa decisione i ragazzi hanno protestato all’esterno dell’istituto, tenuti sotto controllo da due volanti della polizia e dagli uomini della Digos, e hanno coperto la targa della scuola con un cartello con la scritta “Istituto tecnico statale Pier Paolo Pasolini succursale del carcere di San Vittore”.