CULTURA. Al Castello Sforzesco la nuova Galleria Antico Egitto
Apre al pubblico al Castello Sforzesco di Milano la nuova Galleria Antico Egitto, un ritorno molto atteso che restituisce alla città una delle collezioni più affascinanti del patrimonio civico, con un allestimento ampliato, suggestivo e contemporaneo: in mostra circa 330 reperti tra sarcofagi, amuleti, papiri, bronzetti, vasi canopi e stele, che raccontano la storia millenaria dell’Egitto, dal IV millennio a.C. al V secolo d.C.
Un allestimento che evoca i templi egizi
La nuova sala, progettata dall’architetto Markus Scherer, si ispira alla sala ipostila dei templi egizi: vetrine monumentali a tutta altezza diventano colonne espositive, creando un ambiente solenne e coinvolgente.
Materiali, luci e spazi sono studiati per restituire ai reperti il loro contesto originario: pietra di Brera, superfici scure, vetri extra-chiari e una luce calibrata, progettata dallo studio Ferrara Palladino Lightscape, creano una penombra avvolgente e suggestiva, che esalta ogni dettaglio.
Un museo accessibile e un racconto appassionante
Il nuovo percorso è accompagnato da pannelli tematici, apparati didattici e strumenti interattivi pensati per rendere la visita chiara e coinvolgente per tutti.
Tra le novità, la APP PERVIVAL, sviluppata nell’ambito di un progetto multidisciplinare del Dipartimento di Meccanica del Politecnico di Milano con il supporto di Fondazione Cariplo, che guida i visitatori alla scoperta del rituale funerario egizio, attraverso un’esperienza interattiva.
L’apertura della Galleria si accompagna a un potenziamento dell’offerta educativa, con nuovi percorsi guidati e laboratori per scuole, famiglie e pubblico adulto.
Già in agenda uno speciale appuntamento, il 14 e 15 marzo prossimi, quando mediatori museali accompagneranno i visitatori in un’esperienza partecipata, tra racconti, domande e attività pensate per connettere l’antico Egitto con il mondo contemporaneo.
Un racconto nuovo per una collezione storica
Le origini della collezione egizia del Comune di Milano risalgono ai primi decenni dell’Ottocento, nel clima di egittomania che attraversava gli ambienti intellettuali europei. In quegli anni giungono a Milano – presso il Gabinetto Numismatico e la Biblioteca di Brera – i primi reperti egizi, sarcofagi e frammenti di papiri, poi confluiti nelle raccolte civiche.
Da allora la raccolta si è progressivamente ampliata grazie ad acquisti mirati, a generose donazioni di collezionisti e, soprattutto, agli scavi condotti negli anni Trenta nel Fayum da Achille Vogliano, papirologo e docente universitario che nel 1935 a Medinet Madi scoprì un enorme complesso templare con due statue del faraone integre: una di queste, la statua del faraone Amenemhat III, è uno degli oggetti più preziosi dell’intera collezione. Più recentemente, l’ingresso di nuclei provenienti dalle collezioni Bresciani e Ruffini – l’ultima donazione è del 2013, quando Pietro Ruffini regala al museo la sua collezione, tra cui spicca una statuetta di bronzo raffigurante il dio Osiride, databile al VII secolo a.C. – ha ulteriormente accresciuto il valore della raccolta, che oggi conta circa 3.000 reperti.
Il percorso espositivo presenta sarcofagi, vasi canopi, bronzetti, stele, amuleti, offrendo una panoramica della civiltà egizia dal IV millennio a.C. al V secolo d.C., con una prevalenza di materiali funerari databili tra il Nuovo Regno (ca. 1550-1070 a.C.) e l’Epoca tarda (664-332 a.C.).
Durante la chiusura del museo (dal giugno 2017) sono stati realizzati interventi conservativi su sarcofagi, mummia, papiri, materiali lapidei e oggetti in bronzo, accompagnati da indagini diagnostiche che ne hanno approfondito la conoscenza.

Il percorso di visita
La nuova esposizione, curata dalla conservatrice responsabile dell’Unità Musei Archeologici, Anna Provenzali, e dall’egittologa Sabrina Ceruti, vuole offrire al visitatore una chiave di lettura chiara e accessibile della società, della religione e delle pratiche funerarie dell’antico Egitto.
Dei 330 reperti in mostra, 80 sono presentati al pubblico per la prima volta. Tra le novità il Papiro Busca, dal nome del collezionista che lo portò in Italia dall’Egitto nel 1826, concesso generosamente in deposito dalla Fondazione IRCCS Ca’ Grande Ospedale Maggiore Policlinico: un recente restauro ne ha migliorato la leggibilità e ora è esposto in una teca lunga quasi 7 metri con una illuminazione a pulsante che permetterà ai papiri di riposare quando in sala non ci saranno visitatori. Altra importante novità è la ricostruzione della cappella della dea Renenutet nella sezione dedicata agli straordinari ritrovamenti del papirologo Achille Vogliano.
Il riallestimento è suddiviso in sei sezioni tematiche, identificate da colori e simboli specifici, dedicate ad altrettanti aspetti della civiltà faraonica:
Vivere nell’Antico Egitto
Illustra le principali figure della società dell’Antico Egitto (il faraone, la famiglia reale e i funzionari); la figura dello scriba e i diversi sistemi di scrittura; i principi dell’arte egizia, sottolineando il ruolo che riveste l’immagine nella cultura antico-egiziana, i canoni figurativi e i materiali utilizzati.
Vivere in eterno
È dedicata alle credenze e alle pratiche funerarie ed è la più ampia della Galleria: in mostra sei sarcofagi di altissima qualità, e il Papiro Busca affiancato a un altro reperto prezioso, il papiro appartenuto al sacerdote e scriba reale di Hornefer: i due papiri contengono degli estratti dal “Libro dei Morti”, una raccolta di formule magiche che guidavano il defunto nel suo viaggio nell’aldilà.
Vivere con gli dèi
Illustra le pratiche votive e magiche del popolo antico “più religioso di tutti”, come lo definiva lo storico greco Erodoto.
Milano in Egitto
Spazio dedicato agli scavi condotti da Achille Vogliano, professore di papirologia presso l’Università degli Studi di Milano, negli anni 1934-40 nel Fayum, finanziati in parte dal Comune di Milano. Gli oggetti qui esposti rappresentano il fiore all’occhiello della collezione milanese.
L’Egitto greco-romano
In mostra materiali della vita quotidiana, di ambito votivo e funerario. Il periodo greco-romano, caratterizzato dalla convivenza con i Greci e dalla successiva annessione all’Impero Romano, vede profonde trasformazioni nella religiosità e nella produzione artistica egizia, con forti commistioni culturali.
L’Egitto copto
Esposizione di oggetti relativi al periodo copto (IV-VII secolo) che illustrano i cambiamenti nell’arte e nella devozione in atto all’epoca ma anche gli elementi di continuità. Il termine copto fa infatti a riferimento al cristianesimo egizio, già largamente diffuso in Egitto a partire dal III secolo, alla sua liturgia, alla lingua e alla scrittura usata.
La riapertura della Galleria Antico Egitto è stata resa possibile grazie al sostegno di Fondazione Cariplo.